Fermo E Rustico

Benvenuto nel sito della PRO LOCO di BREMBATE – GRIGNANO.

In queste pagine potrete trovare informazioni utili sul nostro territorio e potrete conoscere tutte le proposte che abbiamo attivato per te.

Il FAI a Brembate

Eccoci di nuovo a parlare del FAI (FONDO PER L'AMBIENTE ITALIANO). Ne abbiamo introdotto l’argomento nella scorsa edizione del giornale a valle del primo incontro tenutosi fra i Brembatesi e i rappresentanti provinciali dell’associazione.

Il sogno d’inserire Brembate nel loro programma si fa sempre più concreto e passo passo ci s’avvicina al grande evento. Il nostro giornale ha deciso quindi di dedicare una pagina storico culturale per qualche edizione a quest’argomento.

In una recente riunione del gruppo brembatese viene individuata, come nostra portavoce, Gabriella Plati che ci illumina sulla situazione. “Come Brembate dovremmo, il condizionale è assolutamente d’obbligo vista la situazione e la mancanza della decisione finale da parte dell’associazione ambientale, partecipare alle giornate di primavera del FAI del 26 e 27 marzo con il Santuario di San Vittore diventato uno dei “luoghi del cuore” grazie alle firme raccolte nel 2020.

Il 4 dicembre 2021, con i rappresentanti del FAI, abbiamo eseguito il sopralluogo nei posti che abbiamo segnalato per il percorso, in particolare: villa Tasca, villa Moretti e villa Morlacchi e a Grignano la chiesa romanica di San Fermo e Rustico.

Il percorso ipotizzato parte dal Ponte Vecchio fino alla foce del fiume Brembo nell’Adda per poi proseguire a Grignano, Il riscontro è positivo e come detto siamo ora in attesa di definire i particolari.” Con l’aiuto di vari esperti amatoriali del paese andremo via via a rinfrescarci la memoria sui nostri principali monumenti storici. Per questa prima edizione, corredata dalle foto di Osvaldo Torri, ci aiuta Costante Bernardi della Pro Loco di Brembate e Grignano.

Chiesa S. Fermo e Rustico a Grignano

Le informazioni si possono spulciare da varie fonti ma è uscito, da non molto, un interessante libro: (1) Gabriele Medolago, Vincenzo Malvestiti, Roberto Marra “FILAGO E MARNE CON LIMAGNA E RODI”, COMUNE di FILAGO 2016, da cui cogliamo gran parte delle informazioni che seguono. 

“La chiesa di San Fermo del Bedesco, che può essere definita una delle realizzazioni più interessanti del romanico, non solo nell’Isola, ma in tutta la Bergamasca sorge nel territorio del Comune di Brembate” (1), ma fin dal XVI secolo sussidiaria della parrocchia di Marne.

“Posta al centro di un piccolo nucleo rurale, a nord della frazione di Grignano e al confine col comune di Capriate, formatosi attorno ad essa, al limitare della zona denominata Limagna, un antico comune scomparso, dal quale talvolta è anche detta San Fermo di Limagna.” (1).

“Come per gran parte delle chiese antiche oggi dedicate a più santi, anche quella di San Fermo anticamente, sino a quasi tutto il XVI secolo, era indicata con uno solo di essi, nei documenti è infatti citata solamente come chiesa di San Fermo. A partire dal 1577 compare con il titolo di San Fermo e San Rustico.

Nell’uso corrente sia allora, sia oggi si usa per brevità il titolo di San Fermo.” (1)

Ma chi erano S. Fermo e S.Rustico ?

Più tradizioni si contendono la paternità del luogo d’origine dei due santi: Africa, Bergamo e Brescia. Ovviamente riteniamo, senza ombra di dubbio, che quella bergamasca sia l’unica attendibile.

La leggenda cristiana racconta che Fermo e Rustico nacquero in Bergamo, città originaria della antica e nobile famiglia dei Crotta, della quale, i due Santi Martiri erano discendenti. Siamo intorno al 300 quando anch'essi si convertono al Cristianesimo impegnandosi a diffondere il Vangelo benché l'imperatore romano d'occidente, Massimiano Erculeo, incoraggiasse in quel tempo la persecuzione della setta.

Fermo trascorreva buona parte della sua giornata in preghiera e aiutando i bisognosi con la propria casa sempre aperta ai pellegrini e ai poveri.

Divenne un personaggio così famoso in tutta l’area Cisalpina che Massimiano ne ordinò l’arresto nella sua villa detta Almé dove si era ritirato per meglio dedicarsi agli studi sul Cristianesimo. Catturato, sulla via della prigionia, Fermo incontrò Rustico che si unì a lui sulla strada del martirio.

Non essendo stato possibile raggiungere Milano in quel giorno, il gruppo dei pretoriani fu costretto, al calare della sera, ad alloggiare in un luogo chiamato Cassina in Grignano, dove ora esiste una piccola chiesa fatta costruire dai fedeli cristiani in ricordo della ospitalità data ai Santi Martiri. Raggiunta Milano e portati alla presenza di un questore di Massimiano, Fermo e Rustico subirono la tortura nel rifiuto d’abbandonare la propria fede. Da Milano vennero trasferiti a Verona passando per Caravaggio (chiesa parrocchiale dedicata ai due santi) dove, pare, compirono il miracolo di resuscitare un morto, pur se l'elemento leggendario si scontra con la mancanza di rilievi archeologici che permettano di accertare l'esistenza di insediamenti stabili nel territorio comunale in un'epoca tanto remota. E arrivano a Verona.

Due documenti storici – la Translatio ss. Firmi et Rustici, risalente alla seconda metà dell'VIII secolo, e il Ritmo pipiniano, redatto fra l'VIII e il IX secolo – sostengono che Fermo e Rustico siano stati decapitati per motivi religiosi al di fuori delle mura di Verona ai tempi dell'imperatore Massimiano, i due vennero seppelliti a Cartagine (sorvoliamo le difficoltà logistiche del trasporto di cadaveri a quei tempi); in un secondo momento le spoglie tornarono in Italia, passando per Capodistria e Trieste, e vennero infine riscattate dal vescovo Annone di Verona durante il regno longobardo di Desiderio e Adelchi (757-774) e in questa città ancor riposano le spoglie o ciò che viene ritenuto tale. Il calendario cattolico dedica a questi due suoi santi il 9 agosto. 

Le origini della chiesa

“Le ragioni della fondazione della chiesa e della sua collocazione in quel luogo sono abbastanza sfuggenti e ad oggi non trovano riscontri: potrebbe essere stata costruita per iniziativa di una famiglia locale, che potrebbe identificarsi con i Sangervasio, i quali furono legati a questa chiesa per secoli; potrebbe essere stata realizzata per la necessità di controllare una zona dal confine diocesano non chiaro e forse già allora discusso o di creare un punto di sosta lungo antichi percorsi molto importanti prima degli anni ’60 del XII secolo; potrebbe anche essere l’ultimo segno rimasto di un antico insediamento oggi non più riscontrabile.” (1)

L’edificio

 

“La chiesa che oggi si vede è il risultato di una serie di fasi di costruzione e di modifiche sia del progetto iniziale che dell’edificio, che si sono succedute nel corso dei secoli: si distinguono 14 fasi” (1) caratterizzate da ampliamenti, distruzioni belliche (XIV-XV secolo), riconversione agricola (dopo il 1460) seguita dai lavori cinquecenteschi. Successivamente fu aggiunta la sagrestia (fine 1600), fu oggetto di restauri ottocenteschi, poi del 1922 e gli ultimi restauri novecenteschi (1976-1986), fino ai lavori del 2010 e 2013.

L’inizio della costruzione risale al 1118 o 1129 (1). La sua esistenza è documentata a partire dal 1124 e attestata già in un atto del 1158, L’edificio è orientato sull’asse est-ovest. La facciata a capanna ha subito vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli: veniva prima manomessa nel XIV secolo ad opera di Bernabò Visconti e ancora nel XVIII era smantellata a vantaggio del campanile parrocchiale…In generale lo stile utilizzato è il frutto del medesimo fermento artistico legato ai cantieri delle principali chiese milanesi a cavallo tra XI e XII secolo, che ha come fulcro la decorazione plastica della basilica di Sant’Ambrogio.” (1).  

L’edificio è a navata unica.

Anche se il progetto originario era di edificare un edificio ampio a 3 navate. All’interno, la zona presbiteriale è coperta da una cupola.

I quattro pilastri che la sorreggono e la cornice ottagonale presentano capitelli istoriati raffiguranti cervi e leoni ammaestrati, simbolo della sottomissione dell’uomo a Dio. 

“L’abside, scandita da quattro esili paraste in ceppo che la dividono in 3 parti presenta tre monofore dello stesso materiale, originariamente decorate con piccole sculture. Il catino absidale conserva evidenti tracce di decorazione ad affresco risalenti al XII secolo con le raffigurazioni dei quattro Evangelisti e quella di Cristo Pantocratore in mandorla.” (1)

 

La torre attuale è il frutto di più fasi, ma, quasi certamente faceva parte del progetto originario, sia pure con forma diversa” (1)



L’ingresso scolpito


“L’accesso principale alla chiesa è offerto dal portale occidentale, il cui archivolto, realizzato in tre grossi conci di calcaree disposti a raggiera poggia sull’ultima fila di pietre in ceppo del Brembo, che costituiscono il paramento della facciata fino a tre metri circa di altezza, appena sopra corre una fascia in mattoni regolari e una in materiale alluvionale disposto ad opus spicatum, nella quale è riscontrabile la traccia dell’innalzamento del tetto avvenuto nel XVII secolo.

La strombatura del portale è poco profonda, una copia di esili semicolonne sorregge la lunetta scolpita che, chiusa dal pesante archivolto e ingentilita da una cornice torica semicircolare con risega rettilinea, è stata posta nell’attuale collocazione dall’architetto GianMaria Labaa durante l’ultimo restauro della chiesa da lui diretto insieme all’architetto Riccardo Mazza de’ Piccioli.” (1)

La lunetta


“Il rilievo della lunetta è caratterizzato da leone e leonessa affrontati rispetto alla palmetta centrale, colti in movimento, hanno musi e zampe ben delineati da profondi tagli nella pietra; le code attorcigliate all’indietro e con terminazioni lanceolate assecondano il movimento dei corpi. Il rilievo ha un forte impatto grafico bidimensionale esaltato dalla ricercatezza dei dettagli: il tronco dell’albero è segnato da una profonda incisione a spirale, le sue fronde sono tripartite e scanalate con terminazione lanceolata, i tratti anatomici delle fiere sono indicati con puntuale precisione come le ciocche della criniera ordinatamente ripartite e arricciate. Un confronto locale per questo rilievo può essere rappresentato dalla lunetta inserita nel campanile della chiesa parrocchiale di Bonate Sotto e proveniente dall’edificio romanico di Santa Giulia” (1).


La chiesa è solitamente chiusa, per visite o aperture straordinarie è necessario informarsi precedentemente. ma la struttura esterna, la lunetta sul portale … oltre alla magnifica vista che si gode dalla sommità della collina sulle due Grigne – da cui forse, (accanto ad altre ipotesi) il nome del paese – e sul Resegone, valgono certo la visita. 

 

Nella prossima edizione parleremo della Villa Tasca in Brembate.


GianPietro Locatelli



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